Latte: sì o no?

Il consumo di latticini provoca osteoporosi?

L’argomento è uno di quelli spinosi, uno di quelli che spesso arriva a dividere anche la comunità dei nutrizionisti:                                                                                                                                                                       Da una parte c’è chi sostiene che il latte e i latticini debbano essere assolutamente evitati, non solo per l’aumentato rischio di osteoporosi ma per un sacco di altri motivi. Dall’altra parte, invece, si trovano gli estimatori di latte, yogurt, formaggi e latticini vari, ritenuti un’ottima fonte di calorie, proteine e sali minerali. 

In che maniera il consumo di latte e latticini sarebbe legato al rischio di osteoporosi?

I fautori di questa teoria puntano il dito principalmente contro due fattori, in parte connessi:

 

  • Il potere acidificante delle proteine in generale e quindi anche di quelle derivanti da latte e latticini: consumando una grande quantità proteine nella dieta, l’organismo tenderebbe ad acidificarsi e questo effetto, nel tempo, causerebbe un aumentato rilascio di calcio dalle ossa necessario, tramite un complicato meccanismo renale, a ristabilire il corretto pH.
  • La grande quantità di fosforo contenuta nei latticini : un’elevata quantità di fosfati andrebbe a perturbare il complesso sistema di regolazione del calcio corporeo portando, nel tempo ad un’ulteriore diminuzione del contenuto di calcio osseo.

Il latte e i suoi derivati sarebbero quindi l’alimento peggiore per la salute delle ossa in quanto presentano una grande quantità sia di proteine che di fosforo.

La mia opinione:

a mio avviso, i due assunti sui quali si basa questa teoria non sono veritieri o per lo meno non per una popolazione sana in cui la funzionalità renale non sia compromessa.

Il pH, cioè l’acidità del sangue e dell’organismo, è finemente regolato poiché variazioni anche minime non sono compatibili con la vita. Il corpo possiede diversi meccanismi con cui contrasta questo fenomeno a diversi livelli, dal sangue all’interno delle cellule, e la mobilizzazione del calcio dalle ossa a causa di uno squilibrio acido/base è una condizione che si può effettivamente instaurare ma riguarda ad esempio una condizione di insufficienza renale nella quale occorre una corretta gestione nutrizionale calibrata sul corretto apporto di proteine, potassio, sodio, fosforo e liquidi. 

Per quanto riguarda la grande quantità di fosforo presente nei latticini vale lo stesso discorso: essa rappresenta un problema serio per la salute delle ossa solo in condizioni di ridotta funzionalità renale poichè in condizioni fisiologiche, cioè in assenza di patologie, i meccanismi di regolazione del corpo sono sufficienti a contrastare gli effetti potenzialmente negativi di una grande quantità di fosfati. 

Cosa dice la scienza?

La letteratura scientifica più attendibile tende a essere divisa fra due ipotesi:

  1. il consumo di latte e latticini non costituisce un fattore di protezione nei confronti del rischio di osteoporosi e conseguente rischio di fratture.
  2. Il consumo di latte e latticini è invece inversamente correlato al rischio di osteoporosi e fratture, sarebbe quindi protettivo nei confronti di questi due rischi.

In ogni caso, sebbene alcuni studi non evidenzino una diminuzione del rischio di fratture nei consumatori di latte e derivati, l’effetto negativo del consumo di questi ultimi nei confronti della salute dell’osso sembrerebbe essere completamente escluso.

Per fare il punto della situazione nazionale, le linee guida di un’importante società scientifica, la SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro), non contemplano assolutamente l’esclusione di latte e derivati dalla dieta per una persona in salute.

È tutto?

A mio avviso il consumo di latticini NON costituisce un problema per la salute delle ossa, ma anzi rappresenta un’ottima fonte di proteine, calorie, calcio, e in alcuni casi anche di utilissimi pre e probiotici.                                                                                                                                                                        Alcune persone però, sebbene godano di una perfetta funzionalità renale, dovrebbero limitare o anche evitare completamente il consumo di latticini freschi e, in occasioni molto più rare, anche il consumo di quelli stagionati per salvaguardare in primis la corretta funzionalità intestinale e di conseguenza anche quella delle ossa: mi riferisco ai casi di scarsa tolleranza al lattosio e ai più rari casi di allergia alle caseine. In entrambe le situazioni si può venire a creare uno stato infiammatorio o una proliferazione batterica che potrebbero compromettere l’assorbimento dei nutrienti e, in linea di principio, anche l’assorbimento del calcio. Non è sufficientemente dimostrato che questo fenomeno sia direttamente collegato ad un aumentato rischio di fratture o osteoporosi, ma l’esclusione dei latticini nelle condizioni sopra riportate è comunque importante, e in alcuni casi fondamentale, perché permette di gestire al meglio una situazione di gonfiore e dolore addominale e colon irritabile.

Bibliografia:

  • Nutr Res Rev. 2018 Dec;31(2):164-178. doi: 10.1017/S095442241800001X. Epub 2018 Mar 21.

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  • Food Nutr Res. 2016 Nov 22;60:32527. doi: 10.3402/fnr.v60.32527. eCollection 2016.

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Long-term effects of a ketogenic diet on body composition and bone mineralization in GLUT-1 deficiency syndrome: a case series.

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