Sensibilità al glutine

Vi capita di sentire la pancia gonfia, tesa e dolorante?

Avete notato se questo problema si intensifica dopo aver mangiato pane e pasta? Alcuni frutti (per esempio la mela) e alcune verdure vi causano, anche saltuariamente, gli stessi problemi?

Se questi fastidi non vi sono sconosciuti forse avete qualche problema di sensibilità al glutine. 

Di cosa si tratta?

La sensibilità al glutine non è la malattia celiaca, non ha basi genetiche note e non esistono (ancora?) esami di laboratorio per diagnosticarla;  è un insieme di problematiche di natura, prevalentemente gastrointestinale, che vengono aggravate dopo aver assunto alcuni alimenti ma specialmente pane, pasta e tutti i preparati contenenti glutine, una proteina presente in molti cereali come il grano, la segale e l’orzo.

Si dibatte ancora molto che cosa sia realmente la sensibilità al glutine: da una parte c’è chi crede che sia effettivamente una conseguenza del danno che questa molecola crea nell’intestino, dall’altra c’è chi pensa che sia invece solo una diversa manifestazione della sindrome dell’intestino irritabile e che il glutine come tale, in effetti, non c’entri molto ma che sia un problema relativo a più alimenti e più condizioni.

Personalmente ritengo che la verità stia un nel mezzo: in alcuni soggetti, la minoranza, è effettivamente il solo glutine il responsabile dell’infiammazione intestinale e dei fenomeni sopracitati, ma nella maggioranza dei casi non è unicamente questa proteina a causare i disturbi, ma piuttosto una combinazione di alimenti fermentanti e/o pro infiammatori in un intestino caratterizzato probabilmente da una flora batterica non ottimale.

Di conseguenza, quando in studio ricevo persone che lamentano questo problema, utilizzo un approccio globale per agire sul problema. In particolare mi concentro sui tre punti chiave:

  • Diminuire l’infiammazione generale dell’intestino
  • Diminuire la produzione di gas
  • Regolare la flora batterica intestinale

Sensibilità_glutine2

L’ approccio nutrizionale è perciò misto: almeno per un primo periodo,  oltre alla ovvia rimozione del glutine, associo ad una  dieta a basso contenuto di fodmap (acronimo di Fermentable Oligo-di and Mono-saccharides, And Polyols) una dieta antinfiammatoria. 

Con la prima dieta si limita l’assunzione di alcuni particolari carboidrati, che possono essere fermentati da una popolazione batterica anomala causando gas e quindi gonfiore, mentre la seconda modula positivamente l’equilibrio fra agenti pro e anti infiammatori.

In questa maniera si limitano sia fattori fermentanti che quelli infiammatori, e si lascia riposare l’intestino.

In aggiunta, consiglio un l’integrazione di particolari probiotici, batteri buoni per la salute dell’intestino, e prebiotici, sostanze in grado di supportare la crescita di questi ultimi; i probiotici limitano la proliferazione di batteri in grado di produrre gas e allo stesso tempo producono essi stessi alcune importantissime molecole delle SCFA-short chain fatty acid, il “cibo” preferito dalle cellule della mucosa, fondamentali per il loro corretto funzionamento dell’intestino.

Al di là dell’approccio nutrizionale, inoltre, suggerisco caldamente a chiunque soffra di questi disturbi di rivolgersi ad un medico per eventuali accertamenti, che possano escludere patologie rilevanti come la celiachia.

Volete confrontarmi con me su questo tema? Contattatemi!

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